L’importanza del Contatto nella nostra vita

L'importanza del Contatto nella nostra vita - Psicologa Caserta

“Il bacio” di Gustav Klimt realizzato nel 1907 e conservato a Vienna nella Osterreichische Galerie.

Fin dalla nascita tutti noi soddisfiamo e sperimentiamo, generalmente con la mamma, uno dei bisogni fondamentali: il contatto.

Il contatto, l’intimità fisica e la manipolazione, al pari della necessità di cibo, sono essenziali per uno sviluppo sano.

Accarezzare, abbracciare, cullare, baciare… sono gesti affettuosi tipici dell’accudimento e la soddisfazione piena sin da piccoli di tali esperienza è una condizione necessaria affinché da adulti diveniamo poi in grado di sentirci coinvolti nella relazione con l’altro.

È dunque la premessa di ogni atteggiamento positivo verso il prossimo e verso la collettività, ed è anche la premessa della capacità di amare.

Una caratteristica di questo bisogno è quella di essere biunivoco, ovvero, il piacere del contatto corporeo gratifica sia chi lo riceve che chi lo offre.

È anche vero che da adulti, se si è cresciuti con poche coccole e carezze, può risultare molto difficile toccare e abbracciare qualcuno.

Un ambiente con caratteristiche affettive positive permette di esprimere e sviluppare naturalmente il contatto, ed in tali condizioni, la comunicazione attraverso il contatto può integrare più livelli: pelle, sguardo, suoni, odori, emozioni ed immaginazioni.

Ma cosa accade quando si ha un’esperienza negativa sul contatto?

Le ricerche di Renè Spitz sugli effetti neurofisiologici del contatto e delle carezze sui bambini in condizione di deprivazione (in quanto ospedalizzati oppure orfani) hanno evidenziato la loro importanza per lo sviluppo.

I suoi studi hanno dimostrato che, nei bambini privati nei primi mesi di vita delle più elementari forme d’amore (il contatto appunto, attraverso le carezze, l’essere tenuti in braccio, ecc.) si verificavano disturbi evolutivi, quali ritardo nella crescita, danni nell’aspetto motorio, affettivo, del linguaggio e dello sviluppo intellettuale.

Ovviamente quando parlo di contatto come bisogno non mi riferisco ad un contatto meccanico, ma ad un contatto buono all’interno di un contesto affettivo pregno di comunicazione ed empatia.

Una testimonianza di contatto negativo e relative conseguenze l’ho riportata qui.

Una sfumatura del contatto è la tenerezza, che si può esprimere in molti modi, quello più immediato e semplice è sicuramente la carezza; un gesto che nasce indubbiamente nell’intimità a partire dalla famiglia, ma che riguarda tutti i rapporti umani.

Parlo spesso della famiglia perché è il luogo che rappresenta tutti i legami d’amore, estendendo poi il concetto a tutte le famiglie che vanno a formare la comunità civile nella quale viviamo.

Purtroppo però, in una società competitiva come la nostra, è difficile manifestare la propria tenerezza ed evitare che venga scambiata per debolezza, dimenticando però che “la tenerezza è un elemento fondamentale per l’equilibrio della nostra esistenza: senza tenerezza, se c’è solo durezza, si finisce prima o poi per ammalarsi”. (L.Rispoli 2004)

E voi come vivete il contatto con l’altro?

Vi saluto con una poesia di Alda Merini, una donna che conosceva bene l’importanza di una carezza, tanto data quanto ricevuta…

Il peso di una carezza

Il peso di una carezza
può essere un segno d’alba,
il crisma del tuo destino,
la donna che alla fonte
dolcemente si inclina,
taglia netto il suo solco
di costante preghiera,
e così se mi appoggio
alla tua mano pura
mi si leva dentro l’alba
dentro si alza il cielo,

ma perché nell’amore
sì forte mi raggelo?

– Alda Merini

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2 Commenti
  1. Quando il contatto che descrivi viene a mancare da piccoli, poi da grandi se ne pagano le conseguenze… purtroppo. Bella la poesia che hai inserito.

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