“Cum lenitate asperitas”

Le difficoltà vanno trattate con dolcezza.
(Motto di Gabriele D’Annunzio)

Vincent Van Gogh Il buon samaritano, Saint-Rémy, maggio 1890; Otterlo, Museo Kroeller-Muller

Voglio che la gente dica delle mie opere: “sente profondamente, sente con tenerezza.” (Vincent Van Gogh)

Se dico violenza a cosa pensi?

Facile: terrorismo, aggressioni, violenza sulle donne, sugli animali, danneggiamenti ambientali…sono sicura che saresti in grado di aggiungere altro…

I media riportano con una frequenza sempre più serrata l’esplosione di tali fenomeni. A parte dieci minuti di andamento politico nazionale e internazionale, praticamente non si parla d’altro e tutto ciò induce un clima di insicurezza e allarme nella popolazione.

Di pari passo però avanza, sempre più pressante, l’esigenza di comprendere tali fenomeni, e le motivazione che li sottendono.

Le ricerche sull’innatismo o meno delle origini della violenza sono moltissime e nel 1986 in occasione dell’Anno Internazionale della Pace, venti esperti di fama internazionale in diverse discipline scientifiche e umanistiche si incontrarono a Siviglia per discutere specificamente sulle origini della violenza umana.

Le conclusioni furono articolate nei seguenti punti della Dichiarazione di Siviglia con la quale si nega categoricamente la natura innata della violenza.

PRIMA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che noi abbiamo ereditato una tendenza a fare la guerra dai nostri antenati animali.

SECONDA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che la guerra, o qualsiasi altro comportamento violento, è geneticamente programmata nella natura umana.

TERZA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che nel corso dell’evoluzione umana c’è stata una selezione del comportamento aggressivo più che di altri tipi di comportamento.

QUARTA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che gli esseri umani hanno un “cervello violento”.

QUINTA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che la guerra è causata dall'”istinto” o da qualsiasi altra singola motivazione.

Se vuoi approfondire le singole proposizioni clicca qui: Dichiarazione di Siviglia

È interessante notare che nel 1986 tutti i quotidiani e settimanali del mondo (salvo due periodici marginali) declinarono l’invito a pubblicare la notizia della Dichiarazione di Siviglia e tantomeno il suo contenuto(!) (fonte: La violenza inevitabile: una menzogna moderna, Piero P. Giorgi)

Vero è che nella violenza è contenuta una quota di aggressività e questa è una funzione umana innegabile, ma per capire meglio quanto aggressività e violenza non siano per forza sinonimi nell’agire umano bisogna conoscere bene cos’è l’aggressività.

Dal punto di vista semantico, in generale aggressività significa un agito che tende all’ostilità e finalizzato alla diminuzione del potere dell’altro, e dalla “vittima” vissuto come minaccia al proprio potere.

Oltre ad una definizione semantica, però, l’aggressività viene vista e studiata anche dal punto di vista del suo significato etimologico. Aggredire dal latino aggrĕdi, composto da ad- «verso» e gradi «camminare».

Il termine violenza invece, deriva da vis, ovvero forza, ed è un concetto tipicamente fenomenologico che allude alla qualità del comportamento dal punto di vista dell’uso della forza, della potenza e del potere; quindi allude ad un rapporto con l’oggetto, nel quale è evidente la sopraffazione, la violazione e il danno.

Il rapporto tra violenza e aggressività non è costante, però il rapporto sussiste sia nel pensiero del senso comune, dal punto di vista fenomenologico e paradigmatico.

Per quanto riguarda la natura dell’aggressività, Skinner distingue tra aggressività filogenetica ed ontogenetica.

L’aggressività filogenetica è istintuale e funzionale alla specie e si manifesta attraverso comportamenti acquisiti non ereditari.

Ad essa viene attribuita una qualità morale buona, dal momento che non porta automaticamente ad una aggressività finalizzata a fare del male.

Diversamente, l’aggressività ontogenetica rappresenta l’agito diretto a “fare del male”, che si genera nella società da cui spesso è rinforzata.

In entrambi i casi per Skinner un comportamento aggressivo presuppone sempre uno stimolo che produce una risposta, la cui forma è determinata in misura rilevante dall’incidenza del rinforzo. (Martina P; Aspetti teorici dell’aggressività:1994).

John Dollard, insieme ai suoi collaboratori, sostiene che l’aggressività è sempre la conseguenza di una frustrazione e che una condizione frustrante conduce sempre ad agiti aggressivi (Dollard e al., 1939).

Se gli autori considerati fino ad ora hanno preso l’aggressività più da una prospettiva personologica, segue un importante autore, Kurt Lewin, che invece considera la questione da una prospettiva più gruppale.

Lewin sottolinea la responsabilità della società e della cultura in generale, poiché dimostra continuamente l’efficacia del comportamento aggressivo anziché sottolineare come la via aggressiva sia “una via differente” rispetto a clima, riti, norme del gruppo e della società (Lewin, 1939).

Un ulteriore autore che si è occupato di aggressività sul versante sperimentalista è Albert Bandura. Lo studioso canadese si occupa di aggressività dal punto di vista dell’apprendimento, all’interno della sua più ampia teoria dell’Apprendimento Sociale (Bandura, 1973).

Bandura ritiene che il comportamento aggressivo non sia l’effetto di una frustrazione, né di una pulsione, ma l’effetto della possibilità di imparare da modelli aggressivi (modeling), specie se questi sono percepiti come socialmente accettati, efficaci e premiati.

Pertanto, la scelta del comportamento aggressivo, sia per qualità che per forza, dipende dalla pressione dei messaggi, dalle narrazioni socio-culturali dominanti e dalla capacità della persona di apprendere dai modelli, attraverso il “cemento” del “rinforzo vicario” (Bandura, 1973), ovvero attraverso la possibilità di prefigurare come ritenuti socialmente positivi o negativi gli esiti di una nostra azione, idea che agisce come attivatore o deterrente per i comportamenti.

Con il lavoro di Bandura, vengono quindi sottolineati altri aspetti che intervengono nelle dinamiche aggressive, come la capacità di apprendere per sola esposizione, ma soprattutto come l’aggressività possa esserci unicamente a partire da come la persona pensa sia il giudizio sociale su una data azione e quindi dal potersi prefigurare in anticipo conseguenze premianti o punenti il proprio agito. (R.Canestrari, 2002).

In questo scenario, si innesta la Psicologia Funzionale che cerca di dare una chiave di lettura del comportamento umano secondo una visione “olistica in cui l’uomo viene visto in tutti i suoi Piani di Funzionamento – cognitivo, emotivo, fisiologico, muscolare-posturale -.

La Psicologia Funzionale considera la violenza come un’alterazione di alcune Esperienze di Base del Sé e del mancato accoglimento e quindi attraversamento di Forza, Tenerezza, Amore, Rabbia, Aggressività durante l’infanzia e l’adolescenza.

Bambini poco sereni, che hanno perduto la pienezza, la gioia nella vita, diventeranno adulti non sereni, distruttivi.

Se da piccoli non sono stati protetti, visti, accolti ma disapprovati, colpevolizzati o maltrattati, e se nemmeno arrabbiandosi, indurendosi sono riusciti a farsi accogliere, ad affermarsi, potranno cadere in un’inibizione totale oppure in esplosioni incontrollate e distruttive.

La Rabbia si innesta sulla Forza e quest’ultima, privata della Tenerezza, diventa violenza.

Oggi anche per i bambini allentare il Controllo è diventato molto difficile e questo sovraccarico induce i ragazzi a comportamenti irresponsabili, sfide folli, ribellioni violente e uccisioni.

Viviamo in un’epoca in cui il tasso di innovazione tecnologico procede così veloce e il suo impatto è talmente profondo, che la vita ne sarà irreversibilmente trasformata.

Le continue sollecitazioni provenienti dall’uso sempre più incontrollato dei mezzi di comunicazione di massa (televisione, internet, computer videogiochi) amplificano da un lato Fantasia e Creatività ma anche l’illusione di potenza senza limiti.

L’attenzione diviene puntiforme e i movimenti piccoli e rapidi. Ciò determina che sempre più spesso ci troviamo di fronte ragazzi con grande irrequietezza motoria, ragazzi con tic, ragazzi agitati.

Inoltre, il grande potere che oggi hanno i mass media incrementa ancora più il diffondersi di modelli di successo, di perfezione fisica, di false disinvolture.

Ricerche condotte negli ultimi anni dalla Psicologia Funzionale nelle scuole italiane per studiare le EBS coinvolte nel fenomeno violenza, hanno evidenziato, tra le altre cose, una notevole difficoltà di ragazzi e ragazze nel percepirsi in grado di mostrare la Tenerezza poiché, in una società competitiva come la nostra, vi è la convinzione che non si debba mostrare tenerezza perché rende pericolosamente vulnerabili.

E il dato interessante e che questa convinzione è presente anche nel gruppo dei genitori sottoposti allo stesso studio.

I genitori risultano confusi circa l’espressione della Forza, in quanto essi stessi utilizzano, come modalità per fermare i loro figli, la durezza.

Quindi, la forza priva di tenerezza diventa rabbia e aggressività violenta.

In pratica la commistione negativa di Funzioni di per sé utili all’essere umano, finiscono per generare la violenza, la quale diventa quindi un sottoprodotto dell’agire umano alterato e non certo innato.

Infine, nella stessa ricerca, è emerso anche che le Concezioni sulla violenza corrispondono nella maggioranza delle risposte ad un’ideologia stereotipata di non violenza senza una vera consapevolezza, ovvero si commettono tante piccole e quotidiane azioni violente senza rendersi veramente conto che di violenza di tratta.

Come evidenziato nelle conclusioni della Dichiarazione di Siviglia: “La stessa specie che ha inventato la guerra ora può inventare la pace”.

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6 Commenti
  1. Complimenti, condivido… soprattutto il fatto che il predominio odierno “puntiforme” iconico dell’immagine abbia riflessi negativi, anche violenti. C’è più bisogno del “potere” della parola, che si dipana (anche sintatticamente) nel tempo e dà la capacità di dare il nome a cose, emozioni… rendendo se stessi alla regia di se stessi.

  2. Non sono uno psicologo e questo interessante studio è scritto partendo da una accurata analisi di fonti e testi. Da semplice lettore, con competenze di pura e sola esperienza, posso dire alcune cose
    1) sono convinto che in psicologia non esista una sola versione dei fatti, si tratta di interpretazioni che possono essere anche incomplete ed imparziali
    2) esiste anche l’antropologia che studia il comportamento dell’uomo da un punto di vista ampio
    3) non mi convince per niente la dichiarazione di Siviglia. Con una serie di NON dogmatici e tutti da dimostrare
    4) credo che nell’uomo esistano desideri diversi, e ci sia una naturale inclinazione alla comodità, quindi all’egoismo. Se vogliamo chiamare questo male, può essere. Il mito del buon selvaggio di Rousseau è una fandonia illuminista smentita dai fatti
    5) questa inclinazione all’egoreferenzialità si controlla con la volontà e l’intelletto. Si supera con le virtù, che sono comportamenti positivi. Purtroppo quello che scrivi sulle fragilità dipende proprio da fatto che non vengono più né vissuti né insegnati
    6) quando si spinge (vedi pubblicità, educazione, politica) sui diritti, sulle passioni, sugli istinti, si demolisce la motivazione e l’abitudine a essere generosi, cioè a rinunciare al proprio egoismo
    7) e da qui nasce la violenza….
    Grazie per aver sollevato questo argomento molto interessante e per il garbo e la profondità con il quale lo hai trattato.

    • Ciao Paolo e grazie per aver commentato. La Psicologia odierna ha un approccio olistico all’essere umano per cui tutte queste “versioni differenti” di cui tu parli non lo sono poi più di tanto; inoltre le conclusioni della Dichiarazione di Siviglia sono il frutto di anni di ricerche psicologiche validate, è come se tu stessi dicendo che Il Codice Europeo contro il Cancro del 2014 dove si dice chiaramente (tra le altre cose) di “EVITARE le carni conservate” perchè cancerogene, sia una indicazione ” dogmatica e tutta da dimostrare” e non , come invece è , frutto di anni di ricerche scientifiche da parte di luminari di tutta Europa!! Concordo invece con te sugli altri punti della tua dissertazione. Acuto e stimolante il tuo intervento, mi permetto solo di invitarti, con curiosità e spirito critico, a rivedere alcune tue credenze limitanti circa la scienza psicologica;)

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