L’amico naturale

Rapporto tra fratelli o figlio unico - L'Amico Naturale

L’amore ottocentesco per l’infanzia trova uno dei massimi cantori nella pittrice preraffaellita Sophie Gengembre Anderson (Parigi 1823-1903), come in questi fratellini addormenti dolcemente.

Un fratello è un amico dato dalla Natura.
(Jean Baptiste Legouvé)

Nel precedente articolo si è posto l’accento sulla completezza intrinseca di ogni bambino e sull’espressione delle sue funzioni nell’ambiente in cui vive e nelle relazioni affettive.

Come puoi immaginare il contesto familiare influenza le esperienze che il bambino vive e quindi è ragionevole ipotizzare che la presenza di un fratellino o una sorellina contribuiscano allo stesso modo.

Non è la stessa cosa per un bambino essere figlio unico o avere fratelli, come non lo è per i genitori avere uno o più figli, perché le dinamiche cambiano completamente.

Le esperienze su cui può andare ad incidere la presenza o meno di un fratello/sorella, includono sicuramente l’esperienza della vitalità espressa nel gioco; infatti il modo di giocare e le scelte relative ai giocattoli di un figlio unico non sono le stesse del gioco tra fratelli.

Ne consegue che anche semplicemente la possibilità del contatto e il piacere che deriva dalla presenza dell’altro, a prescindere dalla necessità o meno di dover fare o aspettarsi qualcosa di specifico, sia possibile solo con la presenza di un fratello.

Per contro, aumenta, in presenza di fratelli, la necessità di “controllare” l’altro, ciò che fa e come agisce all’interno del contesto domestico e aumenta maggiormente l’attenzione ad essere visti e considerati dai genitori.

È utile che come genitore tu capisca che i fratellini si contendono le attenzioni dei genitori, per cui, a differenza di un figlio unico è importante che sviluppino adeguatamente la capacità di esporsi, di chiedere, di mostrarsi al genitore con serenità senza temere di ricevere meno attenzioni del fratello/sorella.

L’esperienza di base a cui prestare attenzioni invece nei figli unici si riferisce alla capacità di condividere ed allo stesso tempo di saper stare nel gioco tranquillamente perché sperimentano poco le regole di condivisione tra pari e aggiustamenti reciproci di ruolo, almeno finchè non frequentano la scuola.

Inoltre i figli unici, ricevendo generalmente meno imposizioni dai genitori, rischiano anche di essere più frenetici, più tesi perché meno fermati dall’adulto.

Esattamente il contrario accade per i bambini con un fratello/sorella; ciò potrebbe derivare dalle maggiori imposizioni che i genitori mostrano nei confronti del primogenito, dal quale si aspettano un comportamento meno caotico e maggiore collaborazione.

Sempre il primogenito inoltre rischia di sviluppare un eccessivo controllo sulle proprie emozioni che vanno a sommarsi agli stati normali di gelosia e competizione che si sviluppano fra fratelli.

Se sei genitore di un figlio unico non dovresti perdere il tuo ruolo di guida e di freno nel fermare il bambino quando è necessario evitando un permissivismo eccessivo.

Se hai più figli invece, non dimenticare quanto tutti loro abbiano fame delle tue attenzioni e danne a profusione distribuendole equamente, inoltre fai attenzione a non esasperare la già presente competizione che c’è tra fratelli barattando il tuo amore (… se non fai x non ti voglio bene più!) o facendo preferenza alcuna (tuo fratello è più bravo/ubbidiente di te!).

Lasciamo che i fratelli godano di uno dei più importanti benefici di questa condizione: l’alleanza.
Ad esempio influisce molto sulla costruzione dell’autostima, in bene o in male, sentirsi rispettivamente ammirati vs invidiati (fratello più grande) e protetti vs squalificati (fratello più piccolo) e certamente i comportamenti positivi tra fratelli sono direttamente proporzionali all’armonia familiare in cui dovrebbe regnare calore apertura e coesione.

L’influenza reciproca nella relazione tra fratelli è importante perché si tratta di una relazione intensa che teoricamente prosegue per tutto l’arco della vita; la maggior parte delle ricerche in questo campo hanno individuato quattro caratteristiche distintive di questa relazione: l’affetto, il conflitto, la rivalità e il potere/status; e la conflittualità tra fratelli è una delle caratteristiche più studiate.

Sarà rassicurante per te sapere che queste quattro caratteristiche ci sono sempre e nel complesso hanno anche una loro utilità e funzione.

Ad esempio alcuni autori (Volling e Blandon 2003) affermano che una moderata dose di conflittualità sia necessaria perché permette lo sviluppo di capacità future di risoluzione dei conflitti in altri contesti (si impara a comprendere l’altro, a negoziare, a mediare).

Ma i fratelli vanno sempre trattati allo stesso modo oppure vanno trattati diversamente a seconda del loro carattere?

I fratelli hanno gli stessi Bisogni, per come li abbiamo intesi nel precedente articolo, in quanto Bisogni universali, ma, essendo due persone distinte con proprie peculiari caratteristiche, l’espressione del soddisfacimento dei suddetti Bisogni da parte dei genitori va personalizzato, adattato al carattere del figlio.

Alcune ricerche hanno dimostrato che relazioni genitore-figlio povere e negative risultano associate a relazioni fraterne conflittuali o disimpegnate (Dunn, 1983; McGuire et al. 1996).

Al contrario la soddisfazione dei bambini per la loro relazione con i genitori si associa ad una percezione della relazione con il fratello carica di aspetti affettuosi e collaborativi piuttosto che conflittuali (Mc Guire et al. 1996).

In altre parole il fatto che tu riesca o meno a relazionarti positivamente con i tuoi figli singolarmente, influenza la qualità della relazione tra di essi.

Mi rendo conto, da professionista e da mamma di due figli, che la preoccupazione di essere o meno dei bravi genitori è fonte di stress ed è per questo che ho voluto scrivere questo articolo, ed è per questo inoltre che ti invito a commentare portando la tua esperienza e, se ne ravvisi la necessità, a contattarmi per una consulenza.

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2 Commenti
  1. Mi hanno sempre detto che i figli sono uguali, ma in un certo senso non è vero perché bisogna guardare all’unicità di ognuno. Bell’articolo!

    • Grazie Gabriella, ogni essere umano di fatto lo è. Ti suggerisco anche l’articolo sull’importanza del contatto nella nostra vita.

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