Perché sono depresso

Edvard Munch – Melancholy (1894/96)

“L’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole.”
Paulo Coelho

Dicono sia un fatto genetico. Chissà forse anche mia madre era depressa… me lo ricordo il suo abbraccio rigido, insicuro; il suo sguardo spento, privo di tenerezza. Non mi prestavano molta attenzione a casa…
Come mi sento?

Non sono in grado di rilassarmi, di lasciarmi andare né di allentare le tensioni muscolari nemmeno per poco… forse per tutti questi pensieri che mi sfiniscono…sono un vortice continuo!

Ho il respiro alto, nel torace, come se dovesse succedere qualcosa da un momento all’altro ed io fossi costantemente in allerta… ho un controllo pazzesco! Sono rigido nei movimenti, infatti ho i muscoli duri, tesi, doloranti.

Anche da piccolo, mi ricordo che ci sono stati sempre dei motivi per stare in allarme, non c’era nessuno che mi rassicurasse o che mi sostenesse… se provo a lascarmi andare ho paura e allora mi dico che è meglio non farlo.

Mai che possa stare bene! Anche adesso ho un sacco di situazioni che mi preoccupano …la calma? Cos’è la calma? A volte non riesco neanche a sentire il mio corpo…e poi, quando “senti”, senti anche la sofferenza, il dolore; e allora meglio non sentire… ma se non sento, se blocco tutto, blocco anche le sensazioni positive? Hummm… mi sa di sì…

Quando ero piccolo ero vivace, una peste! Ma vivevo in un ambiente triste, e i miei genitori avevano sempre tanta paura, tanti timori, e allora dicevano a me di non fare; di non saltare, di non correre, di non toccare, di non… e finisce che a poco a poco non lo fai più.

Infatti non lo so dov’è finita tutta quella vitalità. Mi ricordo che mi piaceva fare la lotta sul materasso, farmi fare il solletico… che darei per provare ancora quello slancio, quella gioia…

Certo pure io…. non ne facevo una giusta; difatti mi rimproveravano e criticavano spesso. Quanto mi faceva arrabbiare questa cosa! Me lo ricordo ancora come se fosse ieri… ma oramai che importa… tanto non serve a nulla.

In fondo sono io che non sono stato capace di combinare nulla di buono nella mia vita; e adesso nemmeno ci provo più, non ne ho la forza.

Il futuro non esiste.

Se anche tu ti senti così, se ti riconosci in molti aspetti di questo racconto, voglio dirti che esiste la possibilità di recuperare, di riappropriarti della tua vita e di poterla finalmente assaporare.

Ti dico solo: datti una possibilità.

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